Grandes Jorasses - Parete Nord (P.ta Walker)

Ore 4.00, risaliamo il ghiacciaio di Leschaux ancora immerso nella notte. Molte luci brillano sulla nord: cordate in attesa dell'alba per sfuggire alla lunga e spesso dolorosa immobilità imposta dal bivacco. La grande parete, la regina delle nord, è finalmente in condizioni perfette in questo luglio eccezionalmente caldo e asciutto. Negli ultimi sei o sette anni i momenti favorevoli all'ascensione sono stati infatti molto rari e di breve durata.
È ancora buio quando, in equilibrio su di una stretta cengia di neve posta a monte delle terminali, ci togliamo i ramponi. Il piede della "Walker" si trova circa cinquanta metri più in basso, alla nostra sinistra e ne rimangono quindi "solo" millecentocinquanta alla vetta! Alla luce delle frontali risaliamo le prime facili rampe di rocce rotte. Gio' (1) sale come sempre rapidissimo. La luce ci sorprende sulle prime lunghezze impegnative; la roccia è fredda, le mani anche e le pietre smosse dalle molte cordate che ci precedono sibilano spesso troppo vicine a noi. Calziamo le scarpette e ci carichiamo gli scarponi nello zaino che si fa subito spiacevolmente pesante. Al primo posto di bivacco, ai piedi della fessura Rébuffat, troviamo il primo ingorgo. Gio' non brilla per pazienza e inizia la girandola dei sorpassi. Fortunatamente la maggior parte delle cordate, lente e ancora intirizzite dai bivacchi, non oppone grande resistenza.
Grandes_JorassesSuperato il diedro di settantacinque metri ci ritroviamo finalmente quasi soli. Ci concediamo un breve riposo ai piedi delle placche nere. Il tempo è splendido e non caldissimo ma alla nostra destra, nel canalone che ci separa dalla punta Whymper, le cadute di pietre sono frequenti, rumorose ed angoscianti. Il granito, in effetti, si rivela qui meno compatto di come lo avevo immaginato, effetto forse di una ascensione per tanti anni attesa, sognata e probabilmente in parte idealizzata. Le ore passano lente; le lunghezze di corda si susseguono invece piuttosto rapide.
Oltrepassate le placche nere, segue la torre grigia, poi i tiri belli e più facili che portano ai camini rossi, prima dei quali un nevaio ci costringe a rimettere gli scarponi. L'ambiente è severo. La parete sprofonda sotto di noi per oltre mille metri sino al ghiacciaio illuminato dal sole.
Mentre scambio alcune parole con un'altra cordata, da poco raggiunta, una grossa pietra mi colpisce ad una spalla lasciandomi alcuni istanti senza fiato. Provo alcuni movimenti con il braccio: fortunatamente è tutto ok . Scampato pericolo! Certo è che giornata ed ascensione potevano prendere una piega decisamente negativa!
Ore13.30: Gio' mi stringe la mano e facciamo lo stesso con due ragazzi francesi che si trovano con noi sulla vetta delle Grandes Jorasses. L'emozione attesa è, come spesso mi succede, rimandata ad altri luoghi: la tenda dell'ultimo campo, quella del campo base (2), casa mia. La soddisfazione sì, quella c'è e tanta.Tutti i nodi vengono al pettine; o almeno così è stato fino ad ora. Il Pilone Centrale, gli Ottomila e tanti altri sogni si sono negli anni realizzati grazie a passione e fortuna. Con l'aiuto di quest'ultima spero di vedere prossimamente realizzati molti altri progetti.
Lasciata la cima sprofondiamo lentamente nel luminoso e non banale versante sud. Molte ore dopo mi trovo seduto nel déhors di un bar di Plampincieux in compagnia di Gio', alcuni suoi amici e parecchie birre; le Grandes Jorasses sono scomparse nella notte…

(1) Giovanni Bassanini (G.A.)
(2) riferimento a spedizioni himalayane (nota del Club)

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NOTA TECNICA

Punto di partenza: il rifugio Leschaux che si raggiunge utilizzando il trenino che collega Chamonix a Montenvers, e risalendo poi i ghiacciai della Mer de Glace e di Leschaux (3/4 ore).

Avvicinamento: richiede circa 2 ore e trenta dal rifugio Leschaux all'attacco (ghiacciaio in ottime condizioni malgrado l'estate particolarmente calda). Attacco: circa 50 metri a monte rispetto alla base dello sperone, dopo aver superato alcune terminali non difficili. Possibile anche un attacco più in alto, in cima allo zoccolo, ma il ghiacciaio diviene complesso e ci si espone maggiormente alle scariche provenienti dai canali che separano le punte Walker e Whymper.

Ascensione: prevedere circa 12/15 ore con la parete in condizioni ottimali e cioè particolarmente asciutta. Molte comunque le possibilità di bivacco discretamente comode. Almeno una decina le cordate già impegnate sulla nord dai giorni precedenti, con conseguenti pericolose cadute di pietre. Sempre a causa delle scariche non credo sia consigliabile la partenza diretta da valle, con attacco pomeridiano della parete se quest'ultima risulta affollata. Quasi sempre necessari gli scarponi per il superamento dei camini terminali (nella circostanza noi li abbiamo utilizzati anche sullo zoccolo iniziale che, privo di neve, si presentava con rocce molto rotte e sporche di terriccio).Una serie di friend ed un martello per ribattere i chiodi già presenti possono certamente tornare utili. Sulla linea di salita, peraltro non sempre facile da reperire, le protezioni sono presenti ma non sempre sono abbondanti e sicure.

Discesa: occorrono circa 3 ore e trenta per raggiungere il rifugio Boccalatte, ed altre 2 per raggiungere Plampincieux. Ghiaccio affiorante nei tratti più ripidi e roccia molto rotta sulla crestina che sostiene la calotta di vetta. Complessivamente le condizioni da noi riscontrate sono state buone considerando la stagione particolare.

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