Cresta di Tronchey alle Jorasses

Che sarebbe stata una salita d'avventura ci è parso chiaro, ove avessimo nutrito ancora qualche illusione, sin dai primi metri dal parcheggio lungo la strada della Val Ferret nei pressi della località Pra Sec, da dove siamo partiti, domenica 18 luglio, Marco Bagliani, Enrico Pessiva ed io, risalendo faticosamente al meglio, tra massi instabili e cespugli spinosi, la sponda destra orografica del torrente di Pra Sec.
Per quanto avessimo letto e riletto accuratamente le relazioni, pur sommarie per la verità, solo l'attento studio a vista del percorso dal fondo valle e quel po' di intuito maturato in anni di attività, ci hanno consentito di centrare con precisione quei due o tre punti chiave dell'itinerario, segnalati dalle descrizioni della Vallot e della Guida dei Monti d'Italia.
Occorre comunque precisare che lungo l'itinerario le “tracce” di sentiero sono ormai pressochè scomparse, che di “cavi e chiodi”, nella ripida cengia-canale erbosa che da quota 2350 solca verso destra una parete di placche lisce, non vi è più ombra (peccato….alcuni passaggi sono infatti piuttosto delicati e noi vi abbiamo fatto uso della corda…), e che, dalla spalla, segnalata con ometto a quota 2800, della cresta sud dell'Aig. de l'Evèque, la discesa a sinistra sul fianco W del canalone l'abbiamo fatta in doppia, lasciando una fettuccia (in compenso, dopo aver attraversato su neve il torrente di Pra Sec, nella zona sottostante la parete di placche lisce, si trovano inaspettatamente alcuni bolli gialli ed una breve corda fissa in un verticale canalino erboso, che agevolano il reperimento della cengia-canale).
Oltre la calata di cui sopra, risalito il canalone nevoso, si procede su belle e divertenti placconate rocciose con passi di II, e volendo di III, sino al bivacco Jacchia (6/7 ore), vero nid d'aigle, posto in posizione spettacolare a cavallo della cresta di Tronchey (3 posti comodi, acqua di fusione e neve nei pressi, 4 materassi nuovi e coperte in buone condizioni).
Lunedì 19 luglio, partiti verso le 4 e 30 e risalito il ripido nevaio sul lato sinistro della cresta sino a raggiungerne il filo, l'abbiamo quasi integralmente seguito per rocce rotte con passi di III, talvolta molto esposti ed aerei, sino alla Brèche de Tronchey.
Da qui sino al traverso sotto la terza torre, le relazioni si sono dimostrate difficilmente interpretabili e l'impegno é prevalentemente consistito nel reperimento dell'itinerario, che ci ha ingaggiato spesso su difficoltà che, al di là del III/IV descritto, ci sono parse talvolta di bel V.
Dalla Brèche siamo dunque scesi sul versante sud con breve doppia di una quindicina di metri, traversando poi lungamente su terreni ripidi ed infidi fin sotto la prima torre, a monte della quale siamo risaliti in un lungo canale, di cui abbiamo seguito il lato sinistro orografico, con difficoltà discontinue non superiori al IV (passi) e roccia non proprio solida.
Dalla sommità di questo canale la roccia migliora sensibilmente e le difficoltà aumentano.
Ci si sposta quindi verso sinistra su belle placche sin sotto la seconda torre e si scende per alcuni metri nel canale tra la seconda e la terza torre, nel risalire la base della quale, dei “diedri di IV”, menzionati dalle relazioni, non abbiamo trovato traccia….impegnandoci nostro malgrado in una serie di diedri di bel V atletico e faticoso, sino al famoso traverso di IV, finalmente assolutamente evidente ed inconfondibile, anche perché al di sopra la parete è decisamente strapiombante….
Il traverso, attrezzato con qualche vecchio chiodo ed un nut ben incastrato, é molto aereo, ma presenta difficoltà che ci sono parse inferiori al quarto descritto dalle relazioni.
Al termine del traverso, salito un canalino di sfasciumi, si raggiunge una forcella, dalla quale parte una lunga cengia orizzontale che solca la vertiginosa parete est delle Grandes Jorasses.
Qui abbiamo deciso di bivaccare, ritenendo che le restanti tre ore scarse di luce ci avrebbero comunque costretti a bivaccare ben più scomodamente poco sotto la cima.
Martedì 20 luglio la salita è proseguita su terreni mobili e delicati, dapprima sul versante est e poi, a monte della terza torre, lungo il filo di cresta.
Sbucati in cima alla Walker, l'incontro con le varie cordate che giungevano da tutte le parti, dalla traversata, come dalla nord, ci ha dato l'impressione di tornare nel mondo……alcuna altra presenza ha infatti disturbato la nostra solitaria salita lungo la severa e dimenticata Cresta di Tronchey….

Daniela Formica

(Nota: viste le condizioni del seracco e le alte temperature dei giorni scorsi, è assolutamente consigliabile scendere lungo i Rochers Whymper).