Dent Blanche - Cresta Sud (via normale)

Relazione di Luciano Ratto

La via normale della Dent Blanche si svolge sulla cresta sud che non presenta grandi difficoltà (un passaggio di 3°+ solo sul Gran Gendarme che però è evitabile) ma che richiede un'attenzione continua specie se si trova verglas, il che è frequente.
La prima parte della cresta è di neve (attenzione alle cornici, a volte molto grandi sul versante est), poi diventa rocciosa. Poche cordate affrontano il Gran Gendarme che si può scalare direttamente fruendo della protezione di tre chiodi ma che fa perdere tempo: su questo tipo di salite è bene privilegiare la velocità rispetto all'esibizione arrampicatoria; la maggioranza delle cordate lo evita deviando a sinistra (ovest) per raggiungere, dopo un paio di lunghezze, un canale di neve o di ghiaccio che sale direttamente ad un colletto a monte del Gran Gendarme; in questo canale, dopo numerosi incidenti, sono stati cementati alcuni grossi chiodi che facilitano la protezione sia in salita che in discesa. Raggiunto il colletto si prosegue sulla cresta su rocce facili, scalando alcuni piccoli gendarmi; il quinto dei quali detto "Gendarme de la Corde" si aggira a sinistra (ovest) con una traversata di una ventina di metri. Si supera quindi un salto di due metri seguito da un breve diedro sovente verglassato, e si torna in cresta. Un ultimo piccolo gendarme, il "Gendarme Blanc", segna la fine delle difficoltà, si prosegue a sinistra (ovest) della cresta quasi sempre innevata e si raggiunge la vetta (attenzione alle cornici di neve) dove una bellissima vecchia croce in ferro è posta all'incrocio delle quattro creste di questa bella montagna. Incomparabile il panorama.

Nella discesa (che a volte richiede più tempo che in salita) è bene assicurarsi ai chiodi cementati del canale già percorso in salita e attrezzare alcune corde doppie.
Il dislivello dalla Capanna Rossier è di 850 metri; il tempo necessario è intorno alle 5 ore.

Un commento di Pier Mattiel

Mi pare tutto più che corretto, aggiungerei solo una cosa:
durante i periodi più secchi della stagione, succede che il canale, a sinistra del Gran Gendarme, si asciuga completamente e diventa molto pericoloso per la caduta di pietre se davanti a noi abbiamo altre cordate. Allora, se dovesse capitare di arrivare alla base e trovare più di un paio di cordate impegnate, forse sarebbe preferibile scalare il Gran Gendarme dove troviamo dei bei passaggi esposti e ripidi di 4° grado. In discesa comunque bisogna fare il canale cercando di non affollarsi con le altre cordate; guardando con attenzione si scende tuttto senza fare corde doppie.

Il socio Pier Luigi Salza, che ha salito la Dent Blanche il 24 agosto 2009, ci ha fatto pervenire la seguente relazione, molto dettagliata, della via di salita.

Dal rifugio salire brevemente per tracce e ometti alla cresta rocciosa (o di misto) alle spalle della capanna e seguirla stando generalmente a destra del filo, in vista della tubatura in gomma per l’acqua del rifugio (dsl. ~120 m). Sono due i passaggi cui porre attenzione: il primo, poco dopo l'inizio della cresta, su delle liste di granito chiaro alte alcuni metri; l'altro verso la fine, dove la cresta diviene orizzontale, affilata ed esposta per una quindicina di metri: qui è consigliabile passare invece a sinistra appena sotto il filo su una paretina verticale ma fornita di buoni appoggi. Si esce su una terrazza con grosso ometto. Continuare sulla successiva cresta di neve (Weissgrat), stretta e sui 35°, che conduce alla spalla glaciale della Wandflueluke, 3700 m (dsl. ~80 m). Attraversare il ripiano nevoso fino alla base della cresta rocciosa (o di misto) che delimita a sinistra un salto triangolare (eventuale crepaccia terminale). Salire la cresta rocciosa per blocchi e cengette (dsl. ~130 m) e poco prima del termine tagliare a destra lungo una cengia poco marcata per sbucare sul bordo di una conca (ometto, ~3850 m), da cui ha inizio un’altra breve cresta nevosa. Porre piede su tale cresta, quindi: percorrerla scavalcando un’elevazione (~3900 m) e discendere, tenendosi a distanza dalle cornici del versante est, ad una successiva forcella; oppure attraversare in leggera discesa il pendio di sinistra direttamente alla forcella (più esposto). Dalla forcella salire la seguente cresta rocciosa (o di misto) rimanendo presso il filo. Oltrepassare una prima sommità rocciosa e dirigersi ad un successivo risalto. Aggirarne il culmine con un corto traverso a sinistra in leggera discesa, giungendo ai piedi del Gran Gendarme (~4000 m). Traversare orizzontalmente a sinistra verso la base di un caratteristico gendarme secondario su placche inclinate e cengette, scavalcando una cordonatura di grandi blocchi e ponendo piede nel colatoio/canale che scende dalla forcella a monte del Gran Gendarme. Innalzarsi nel canale per cengette e saltini quindi seguire la direttrice di tre fittoni infissi a distanza più o meno regolare di 30 m (dopo il primo fittone si trovano anche uno spit e poi un cordone). Raggiungere la forcella a monte del Gran Gendarme con un ultimo passaggio leggermente strapiombante ma fornito di grosse prese, III+, fittone sulla forcella). Proseguire lungo la cresta per una larga fessura su placca abbattuta, quindi percorrere un tratto orizzontale e poi in discesa giungendo ai piedi di un caratteristico gendarme parallelepipedo, strapiombante sul lato destro (il Secondo Gendarme). Traversare a destra su un pendio delimitato da una crestina secondaria di rocce grigie e, ignorando due cordoni, uno alla base dello spigolo destro del gendarme e l’altro sulla forcella immediatamente a monte dello stesso, salire per cenge e blocchi nei pressi della cresta secondaria fin quasi alla sua congiunzione con quella principale. Scavalcare la cresta secondaria e continuare a traversare a destra in leggera salita, una decina di metri al di sotto del filo della cresta principale (esposto), puntando ad una forcella alla base di una successione di piccoli ma evidenti gendarmi gialli, indicati generalmente come “Terzo Gendarme”. Dalla forcella passare sul versante Ferpecle (sinistra) e traversare orizzontalmente per 35-40 m (esposto) verso una quinta di roccia scura che si protende nel versante Ferpecle (l’ultimo risalto roccioso della cresta visibile da qui). Giunti in una zona di placchette grigie, gradinate ma rovesce, salire poco più in alto ad un chiodo di colore dorato, sotto la verticale del “diedro che riconduce in cresta”, ora ben visibile (ancora più in alto, uno a destra e l’altro a sinistra, sono individuabili anche due cordoni per calata). Dal chiodo, scalare direttamente le rocce grigie superando un breve strapiombo fornito di grosse prese, protetto da uno spit (III+). Proseguire nel successivo diedro aperto di colore scuro (III, uno spit), fino ad un ultimo spit di sosta con maillon alla base di uno strapiombino (un altro spit con cordone e maillon è posto più in basso e a sinistra del precedente). Contornare lo strapiombino a sinistra e per cengia ascendente giungere nuovamente sul filo di cresta, al termine delle difficoltà. Seguire ora la cresta superando facilmente un torrione tozzo e abbattuto e poi un risalto di curiosa roccia biancastra, frantumato e scalinato. Si giunge così (~4270 m) all'ultimo tratto di cresta, più o meno innevato a seconda della stagione, che si sale senza difficoltà tenendosi a distanza dalle eventuali cornici, fino alla croce di vetta, 4357 m.