Dieci cani per un sogno

 

   Dieci Cani per un sogno - Fancois Varigas

Autore: François Varigas


Editore: Castelvecchi (Roma)

Collana: Storie

Prima edizione italiana: Novembre 2013
Formato: cm 15x22 – pagine 190 – Brossura – Illustrazioni: foto a colori

 

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Perché recensire un libro che narra di cani e di una traversata dell’Artico canadese, per un sito di alpinismo quale è il nostro? La risposta è semplice: ghiaccio, freddo e vento sono elementi condivisi con l’alpinismo. Anche i bivacchi e le sensazioni da essi derivanti sono emozioni comuni, ragione per cui, sono convinto che, chi ama l’alta quota possa apprezzare anche il “Grande Nord”. Prima edizione italiana di un libro pubblicato in Francia nel 1983, racconta di una traversata di 7000 km - durata un intero anno - del Grande Nord canadese. Il protagonista è François Varigas, che nel 1982 compì questa avventura in compagnia di una muta di 10 cani da slitta e con lo stretto indispensabile. Partito da Frobisher Bay nell’Isola di Baffin, concluse il suo viaggio estremo a Dawson City, il famoso luogo della corsa all’oro, al confine tra Yukon e Alaska. Chi ama la letteratura del Grande Nord, Jack London in primis, troverà questo libro entusiasmante. Cani che raggomitolati nella neve resistono a temperature che vanno al di sotto dei 50°C, l’incognita della banchisa, l’interminabile notte polare che genera incubi e il vento che soffia a più di 100 km/h, formano l’ossatura di una narrazione semplice e diretta. Dunque nelle sue pagine si respira aria fredda e ci si trova di fronte alla natura selvaggia, quella che a volte è repulsiva e persino mortale. Francois Varigas ci descrive lo stretto rapporto tra uomo e animale, tra lui e i suoi cani, ma anche quello tra predatori e prede. C’è dunque la dolcezza dei sentimenti, ma anche la crudeltà della disperazione. Come una muta di sleddog che si avvia, il libro parte lento, quasi monotono,  poi accelera progressivamente e l’intensità delle emozioni si elevano a livelli talvolta drammatici. Da un certo punto in poi, i colpi di scena si susseguono, lasciando spazio ad un realismo disarmante, fatto anche di bassezze umane. La disperazione si alterna spesso con la gioia. Con lo scorrere delle pagine ci si affeziona ad ognuno dei cani, veri protagonisti di questa avventura, con il risultato che si rischia pure di commuoversi. Tenendo conto che la traversata si svolse all’inizio degli anni ’80, il libro è anche una testimonianza dell’avanzare del processo di civilizzazione e modernizzazione dei popoli del nord. Questa contaminazione che allora era contenuta in un conflitto generazionale, oggi sappiamo, aver prodotto anche del disagio sociale.

 

Raffaele Morandini

(Marzo 2014)