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Relazioni

In questa rubrica vengono raccolte le descrizioni di itinerari o di particolari salite, preparate dai soci o da altre persone, anche in risposta a quesiti specifici presentati nella rubrica "FORUM".

Il Club 4000 non si assume nessuna responsabilità sulla correttezza delle informazioni fornite dagli estensori delle singole relazioni né sull'uso che ne viene fatto. Ricordiamo a tutti gli interessati che l'alpinismo in alta quota non è un'attività priva di rischi e li invitiamo ad informarsi sempre sulle condizioni delle vie prima di intraprendere un'ascensione.

Buone salite!

Rimpfischhorn

Relazione della Guida Alpina Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (www.altox.it)

 

A mio parere il modo migliore e anche il più naturale, per salire a piedi (nel senso senza sci) il Rimpfischhorn (4199 mt.) è proprio per l'itinerario che da Zermatt, passa dalla Flue (2618 mt.).
Il percorso dalla TaschHutte (2701 mt.), ideale in primavera inoltrata all'utilizzo degli sci, non si presta così bene a piedi, presenta nel complesso un dislivello maggiore (1°gg + 500 mt. + 2° gg. almeno 1600...) ma sopratutto è più lungo e con una paio di saliscendi, un ghiacciaio più complicato (molto a stagione inoltrata) ed un lungo traverso su ghiacciaio che sopratutto al ritorno, se fatto in sci è piacevole, a piedi un pò meno.

L'itinerario dalla Britannia Hutte (3030 mt.), attraverso l'Allalinpass, dei tre è sicuramente il più veloce, almeno in sci, perché presenta il minor dislivello, anche se a livello di chilometri è più lungo degli altri; di fatto è tutto un traverso, con due saliscendi (uno subito dal rifugio e uno sull' Allalinpass) che in sci togliendo e mettendo le pelli va bene, ma senza è noioso..... A mio parere, alla fine della fiera è meno interessante degli altri due; e l'unico motivo valido per salire dal BritanniaHutte è quello di percorrere la cresta nord (che personalmente non ritengo cosi rilevante nel panorama dei 4000 alpini )

In ultimo ma non per ultimo, il rifugio privato Berghaus Flue, (non appartiene alla rete del CAS svizzero), è decisamente più gradevole che i due sopra menzionati.

La Berghaus Flue si raggiunge da Zermatt, attraverso l'impianto di Sunnega Express (una specie di metropolitana sotterranea a cremagliera) più una seggiovia che porta a Blauherd, da cui una tranquilla passeggiata in piano su sentiero/stradina al limitar dei pascoli, passando per il lago Stellisee, (quello delle classiche foto al Cervino da nordest). 20 min.

Dal rifugio si parte (in piena notte) in direzione est, per sentiero pianeggiante o poco ripido che costeggia il torrente. Nel breve e quasi di colpo, il sentiero si inerpica per un ripido pendio erboso prendendo rapidamente quota, l'erba lascia il posto alla pietraia, il camminamento diventa sempre meno evidente, arrivando a quella che mio parere è la unica vera difficoltà o meglio incognita, della salita..... sopratutto senza luna, o comunque una notte molto scura. Intorno ai 3000 mt. bisogna smettere di salire e piegare decisamente a destra, traversando una vasta zona a blocchi molto grossi, il cui tracciato non è per niente evidente, fino a che si entra in una specie di conca, ancora pietrosa ma meno ripida e a blocchi più piccoli, a questo punto si riprende a salire fino a che il terreno si abbatte, il detrito si fa fine e diventa facile camminare, da cui in breve si raggiunge il colletto della Pfulwe 3155 mt., situato a sinistra (senso di marcia) della punta omonima. (Immagino che fare il traverso nei blocchi grossi al punto giusto, sia importante; anche se sinceramente vedendolo di giorno e dal basso si direbbe che si passa ugualmente, certo con qualche complicazione/pericolo in più, (terreno parecchio ripido, rocce tanto più instabili) ma siccome pur avendo percorso l'itinerario diverse volte l'ho sempre azzeccato, non ne ho esperienza diretta, inoltre sono a conoscenza di diverse cordate, che a seguito dell'errore han dovuto rinunciare e tornare indietro, per tanto consiglio di farci parecchio attenzione....)

A questo punto con l'aiuto della luce l'itinerario diventa evidente. Dal colletto si contorna la cima Pfulwe, dapprima per detrito, per poi entrare nel ghiacciaio, si tira quindi verso destra fino a guadagnare l'ampia dorsale che scende dal Rimpfischsattel. (Questo tratto è più o meno comodo a seconda dell'innevamento, quando è molto secco troviamo parecchio ghiaccio e pietrame, mentre con buon innevamento è un dolce pendio che si sale senza ramponi) Raggiunta la dorsale la si percorre dapprima alternando neve a roccette, senza alcuna difficoltà, più in alto diventa completamente glaciale, (Langfluegletscher) la si continua a seguire fin dove si restringe fino a formare una cresta più o meno detritica sulla base dell'innevamento presente, questa cresta la si può prendere nel punto più basso (se ben innevata), oppure senza percorso obbligato continuare ad alzarsi per il ghiacciaio alla sua destra e poi raggiungerla in seguito. Quindi risalirla senza evidenti difficoltà, verso il termine diventa rocciosa con qualche facile passaggio di arrampicata, oltrepassata la quale, un corto pendio nevoso conduce sull'ampia calotta nevosa a 4009 mt. Con brevissima discesa si raggiunge il Rimpfischsattel, punto in comune con gli altri itinerari di cui sopra, ove la traccia è generalmente battuta. Dapprima si risale un canale di neve fino al punto in cui diventa evidente piegare verso sinistra e con traversata ascendente per roccette e/o misto raggiungere e scavalcare una spalla. Continuare per rocce rotte lungo la cresta, oppure se in buone condizioni, risalire il ripido pendio nevoso alla sua sinistra fin contro un muro più ripido, che si supera con qualche passo di arrampicata più tecnico, oltre il quale ancora un breve e ripido pendio nevoso (se in buone condizioni, diversamente si sta sulle rocce) in traversata ascendente verso sinistra conduce sull'anticima, da cui per aerea cresta in vetta. Questa ultima parte tecnicamente un poco più difficile, solitamente appare più complicata di quello che è nella realtà, considerando anche che in definitiva sono a malapena 200 mt. di dislivello.

Tempi: dal Flue al Rimpfischsattel, il colle ove si congiungono gli itinerari, sono 1400 mt. di dislivello di salita sempre abbastanza regolare, con tratti tecnici veramente brevi, per cui direi che 5 ore sono più che sufficienti (se non si fanno errori di percorso ovviamente..) La parte finale con i suoi 200 mt. positivi e passaggi tecnici continui richiede una buona ora (alpinisti preparati ovviamente).

 

Pier Mattiel

Obergabelhorn - Traversata O-E

Relazione

Da Zermatt si sale verso la Shonbielhütte. Sopra una cascata a quota 2333 si arriva nel vallone Arben. Puntare alla morena che sale dritta o prendere la stradina che c’è oltre il torrente. Alla fine della morena si continua per rocce montonate e morene fino alla base dello sperone su cui c’è il bivacco. Ancora alcune decine di metri di scalette e catene faticose e si arriva al bel bivacco. (3224 m, 15 posti, gas, acqua).

Salita dall’Arbengrat - PD+
Si sale il pendio di rocce rotte dietro il bivacco fino al ghiacciaio. Si continua su neve prima a sinistra e poi a destra seguendo la rampa di neve che sale sotto la parete sud. La linea di salita è data da un evidente canale obliquo a sinistra che segna la parte sinistra della parete. Per raggiungere il canale si deve salire un facile sperone che si attacca sulla destra per un diedro e si sale traversando verso sinistra. Una volta raggiunto il canale si segue fino alla cresta. Non è un punto molto caratteristico quindi guardatelo bene se pensate di ridiscendere da qui. Si continua seguendo la cresta salendo sulla parete NO per evitare i passi più ripidi; solo un piccolo gendarme viene passato sulla ripida parete sud. Si prosegue fino in vetta con alcuni passaggi di III grado. 4 ore dal bivacco. Sulla via ci sono numerosi cordini da doppia. PANORAMA.

Discesa dalla cresta E Wellenkuppe
Si scende la ripida cresta rocciosa che corona la parete N, attenzione che le doppie si incastrano facilmente nelle lame. Si continua per la cresta nevosa prima ripida e poi in piano con cornici; un roccione, chiodo, si supera a sinistra N. Si prosegue fino al Gran Gendarme che si scende lungo la corda fissa e poi con una doppia; si prosegue fino al colletto prima di risalire alla Wellenkuppe. Si scende il ripido pendio nevoso a est fino a un grande piano di rocce da dove con una doppia su un piolo si scende un diedrino che porta su un dosso. Si scende per tracce di sentiero e piccoli salti a destra del filo di cresta. Alla fina si ritorna a sinistra per raggiungere una selletta a quota 3650 m circa. Con un largo giro sul ghiacciaio passando sotto il Trifthorn si scende alla Rothornhütte (6 ore). Con altri 1700 metri di discesa si arriva a Zermatt.

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Lenzspitze e Nadelgrat

Si tratterebbe di fare la nord della Lenzspitze in salita, poi la cresta est fino al Nadelhorn, poi per scendere dal Nadelhorn non fare la normale, ma fare la Nadelgrat in discesa. In linea di massima si può fare, chiaro che è bella lunga anche se non ci sono particolari difficoltà, diciamo che per una cordata in forma e con le IDEE BEN CHIARE può essere un bel progetto; l'unico problema serio che vedo è la discesa dal Dirrujoch che è un canale esposto ad est (che tra le altre cose in questi ultimi anni secca molto facilmente diventando un pendio ripidissimo di pietre instabili) e che per bene e veloci che si vada quando si arriva lì la neve ha già mollato del tutto e qualche pietra qua e là cade. Solo per dovere di cronaca, devo dire che nessuna guida del posto darebbe mai parere favorevole alla discesa in tarda mattinata da canale del Dirrujoch (la costola sinistra orografica del canale dà una sicurezza maggiore che il fondo del canale stesso, anche se nella parte finale va comunque attraversato). La Nord-Est della Lenzspitze, 4294 m, fa parte di quelle pareti che ancora fino 15 anni fa si facevano tutta la stagione, ora bisogna programmare la salita in linea di massima a giugno, altrimenti poi secca e diventa una lastra di ghiaccio nero e pietre.

Da Saas Fee, 1800 m, si prende un breve tratto di funivia (aperto solo quando apre ufficialmente il rifugio, 15/06 ) poi con un lungo traverso si raggiunge un gruppo di case, Schonegge 2450 m, raggiungibile anche da sotto per ottimo sentiero; da qui in 3 buone ore al rifugio Mischabelhütte 3329 m. Dal rifugio molto semplicemente all'attacco in poco più di una ora, in stagione buona per la nord tutto su neve, normalmente la terminale non dà problemi. Poi per il resto, se le condizioni sono buone (quindi neve semi-dura, non ghiaccio ) la salita è semplice e veloce: un pendio di 450 metri di dislivello con la prima parte a 45° poi 50° la parte mediana e un poco di più per gli ultimi metri. La cresta che conduce al Nadelhorn è dapprima semplice, si progredisce aggirando degli enormi blocchi, poi man mano che si impenna verso la vetta si incontra qualche difficoltà (3° grado), che con la roccia bene asciutta non dà problemi, altrimenti in caso di verglass non c'è da scherzare. (Su questa cresta mi è già successo di tornare indietro per il verglass e rifare la nord in discesa, perché la cresta est dalla vetta del Lenzspitze in giù è ancora più difficile, 4° grado). Dalla vetta del Nadelhorn 4327 m. si può scendere senza particolari difficoltà per la via normale che conduce al colle Windjoch, da cui facilmente al rifugio di partenza.

Se si prosegue scendendo per la Nadelgrat, subito si incontra la parte rocciosa più difficile (3° grado) che porta al Stecknadeljoch, così a intuizione potrebbe essere necessaria una doppia. Volendo questo tratto si potrebbe anche aggirare scendendo dapprima per la normale e poi raggiungendo con una traversata il colle suddetto, ma in linea di massima è meno elegante e il traverso molto ripido, quindi non so se ha tanto senso. Facilmente raggiungere la vetta del Stecknadelhorn 4241 m su neve; scendere poi per la cresta opposta, dapprima rocciosa (passaggi di 2° grado) stando in lina di massima sul versante ovest fino a che diventa nevosa, poi sempre su neve facile risalire al Hohberghorn 4219 m. Dalla vetta la discesa presenta una prima parte più ripida e tecnica (50°) con qualche roccetta, poi la cresta si appoggia e diventa anche più ampia, da cui si divalla senza problemi al colle del Dirrujoch m. 3916. Da qui, facoltativo, si risale verso la vetta del Dirruhorn 4035 m, ultimo 4000 della serie, lungo la cresta in parte nevosa e con qualche passaggio in roccia più difficle ed esposto (2° grado). Dalla vetta si ridiscende al Dirrujoch e poi non c'è molto da scegliere, bisogna scendere nel canale stando dapprima sulla costola sinistra (senso di marcia ), che è sicuramente più sicura che il centro, poi quando abbastanza bassi riattraversare il canale raggiungendo i pendii di neve sotto di essi, e quindi il ghiacciaio pianeggiante: in totale la parte pericolosa sono 200 metri di dislivello. Poi per ghiacciaio facilmente risalire al WindJoch 3900 circa da cui in breve alla Mischabelhütte.

Ripeto ancora (ultima volta) che al di là della lunghezza e delle dificoltà, è importante valutare bene la discesa di quel canale. Come al solito non ho paralato di tempi, perchè su una traversata così lunga è difficile dire, una cordata pratica e veloce ci mette la metà del tempo di una cordata media, che a sua volta ci mette la metà di una cordata lenta.

Tanto per sparare dei numeri:
Mischabelhütte- Lenzspitze: 3,5 ore
Lenzspitze - Nadelhorn: 1.5 ore
Nadelhorn - Dirruhorn - Dirrujoch - Ghiacciaio alla base del canale: 4 ore
Base del canale - Windjoch - Mischabelhütte: 2,5 ore

Cresta dell'Innominata al M. Bianco

La via dell'Innominata si fa normalmente partendo dal Bivacco Eccles, raggiungibile in una lunga giornata (almeno 8 ore) dal parcheggio Freney in Val Veny, oppure più comodamente in due giorni pernottando al Rif. Monzino.

Un po' meno normale ma molto interessante è raggiungere il bivacco in modo diverso, facendo cioè la cresta Innominata integrale: dal Monzino salire al Colle Innominata 3205 m per il suo versante sud-ovest, un canale dapprima nevoso poi roccioso, quindi per cresta raggiungere la Punta Innominata 3730 m; in buone condizioni è tutta roccia mai troppo difficile, le principali difficoltà sono sopra il colle, volendo si può anche prendere la cresta ben più a monte del colle evitando qualche difficoltà. Dalla cima Innominata scendere sul colle Freney (discesa impegnativa) da cui al bivacco Eccles e/o Lampugnani.

Dal bivacco si aggira sul versante sud il Picco Eccles fino a raggiungerne il versante est da dove, tramite un canale nevoso e/o roccioso, se ne raggiunge la punta; breve discesa sul colle Eccles da dove la cresta diventa evidente (in certe condizioni, dal bivacco è possibile con traversata a sinistra raggiungere il canale ovest che scende dal colle Eccles e per esso arrivare direttamente al colle, senza passare per il Picco, ma è meno normale). Prima si superano le difficoltà rocciose con un paio di passaggi di 4° grado, poi inizia la parte nevosa, più affilata (quella delle foto per intenderci), che con tanta neve diviene un po’ più delicata ma decisamente spettacolare, fino a che muore in direzione di imponenti salti rocciosi. Quindi si traversa verso sinistra ascendendo per pendii ripidi fino entrare nel canalone evidente, (si vede praticamente già dalla Val Veny) posto a sinistra della cresta (direzione di marcia), si percorre per pochissimo il fondo del canalone e appena possibile si tira a sinistra, uscendone sulle contro pendenze e puntando alla base di una fascia rocciosa. Questo tratto, quando troppo secco o troppo caldo, oppure ci sono altre cordate davanti, potrebbe diventare pericoloso per la caduta delle pietre. Raggiunta la fascia rocciosa la si percorre alla sua base salendo verso sinistra fino a riprendere il filo di cresta (ovviamente non è più la cresta che percorrevamo prima, ma una parallela, la famosa”Z” dell'Innominata).

Si supera di nuovo qualche saltino roccioso, poi si prosegue sempre più o meno sul filo, che salendo diventa sempre più simile a pendio che a cresta, però non ci sono mai difficoltà, arrivando ad incrociare la cresta del Bruillard, quindi per essa si prosegue in direzione Monte Bianco di Courmayeur. Quasi subito si incontra un salto roccioso che appare difficile, ma che invece si sale facilmente, quindi la cresta ridiventa nevosa e la si percorre fino in cima al Bianco di Courmayeur; rimanendo sempre sul versante ovest si discende leggermente (questa sezione è sovente ghiacciata), poi qualche breve roccetta poco difficile in traverso, fino ai piedi della calotta del Monte Bianco, quindi facilmente in vetta. Se si è bene in forma si arriva in vetta tra le 13 e le 14 partendo un ora prima dell’alba. Calcolare in buone condizioni dal bivacco: 6 ore per una super-cordata ben allenata e acclimatata; 8 ore per una cordata normale già ben preparata. Metterci 10 - 12 ore diventa normalissimo se si esita in qualche passaggio o se si sente un po’ troppo l’altitudine.

Pier Mattiel

Aletschhorn - Sperone SO

Da Briga si prosegue per Naters e Blatten da dove si prende la funivia per Loch (2 corse all’ora) 2091m. Mezz’ora in piano per una strada sterrata e si arriva all’albergo Belalp (2130m). Si scende per un centinaio di metri e poi si attraversano ripidi pendii e morene fino al fronte del Oberaletschgletscher dove passa il sentiero “Panoramaweg” che da poco sostituisce la vecchia via al rifugio. Si attraversa la gola su un ponte e il sentiero tagliato nella roccia risale sui prati dell’altro versante. Al bivio si gira a sinistra e quasi subito si comincia a salire. Si sale fino quasi all’altezza del rifugio (2600) poi si comincia il lungo traverso che, con tratti di sentiero attrezzato tagliato nel granito, in un’ora ci porterà all’Oberaletschhutte (4ore e trenta dalla funivia). Si trova acqua lungo la strada e al rifugio. Gestori efficienti, competenti e danno informazioni precise.

Salita per lo sperone SO, via normale da qui.
Si parte alle 2.30 scendendo con catene e scalette per 140 m su lisce placche e morene fino al ghiacciaio. Con l’aiuto di catarifrangenti che segnano la via si punta a una delle morene centrali del ghiacciaio. Si segue questa morena per un paio di km prima di uscire a destra seguendo le lucine che brillano alla luce della pila (2654m). Si supera la morena laterale (catarifrangenti, segni rossi e ometti), poi dopo un traverso sotto placche rigate da rivoli si sale ascendendo a sinistra per un sentiero tra blocchi, sullo sperone caratteristico (visibile dal rifugio, ma nella notte se non ci fossero i segni!) fino a quota 3100 circa. Lo sperone si abbatte e si segue la cresta fino alla sua fine (3382m). Calzati i ramponi si prosegue per il ghiacciaio salendo prima a destra e poi a sinistra fino a quota 3736 dove c’è un facile passaggio per portarsi sullo sperone SO. Si prosegue facilmente sullo sperone che dopo un po’ si raddrizza. Davanti ci sono tre costole divise da canali. Si prende la costola centrale aggirando a destra la sua base e subito si trovano dei pioli di ferro alti una settantina di centimetri e distanti 30 o 40 metri uno dall’altro, utilissimi per fare sicura. Si prosegue per questa costola con passaggi di primo grado e forse qualcosa di secondo fino al pianoro della vette dove la croce di acciaio è sforacchiata dai fulmini. (7 ore dal rifugio) La discesa per la stessa via a causa del terreno sconnesso (pietraia) è durata 6 ore fino al rifugio e altre 4 ore per tornare dal rifugio alla funivia.

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