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ARGOMENTO: Continua il massacro sulla normale al M. Bianco

Continua il massacro sulla normale al M. Bianco 11/11/2017 16:27 #1502

Luciano Ratto si batte da anni per far cessare il massacro che ogni anno si verifica nel canalone del Gouter sulla via normale francese al M. Bianco. Ora ci fa pervenire questo articolo apparso su "Montagna.TV" con le sue osservazioni in merito. Riuscirà prima o poi a farsi ascoltare?

E’ proprio vero: che “non c’è mai fine al peggio”: sul canalone della morte del Goûter (via normale francese al Monte Bianco) continua il massacro con la massima indifferenza di chi dovrebbe prendere provvedimenti ed invece assiste inerte e, al massimo, propone cure da pannicelli caldi.
Ecco il titolo di una notizia pubblicata il 28 settembre dal sito “Montagna.,tv”:

Fine stagione al Monte Bianco, tra incidenti e divieti: un bilancio.
E questo è il testo:

“Il prefetto dell’Haute-Savoie Pierre Lambert ha riunito ieri i principali operatori d’alta montagna, dal soccorso alle guide, con l’obiettivo di ragionare insieme sugli incidenti avvenuti nella stagione estiva appena passata sul massiccio del Monte Bianco dal versante francese.
Quest’estate ci sono stati 11 morti e due dispersi sulle due vie più frequentate per salire al Monte Bianco: bilancio molto alto, paragonabile a quello del 1998 e 2008, quando i morti furono 15.
D’altra parte i tentativi per limitare i danni alle persone ci sono stati, e ha fatto discutere quest’estate il decreto che imponeva un equipaggiamento minimo agli alpinisti che volevano salire il Monte Bianco. Decreto che ha sollevato risposte piccate dal mondo dello sport (leggi Kilian Jornet).

Un altro punto importante, che riguarda tutti colore che decideranno di affrontare il Monte Bianco dal versante francese, riguarda la riflessione che hanno iniziato a fare il presidente delle guide di Saint-Gervais, Pascal Chapelland e il direttore del dipartimento dell’Ensa, François Marsigny. Si sta infatti pensando se alleggerire la via del Goûter al Monte Bianco e restituire a questa via la sua difficoltà originaria. I due cercheranno di capire se varrà la pena o meno di togliere un po’ di cavi fissi che aiutano la salita al Goûter dopo essere arrivati con il trenino al Nido dell’Aquila e poi alleggerire anche i cavi sulla cresta del Goûter al Monte Bianco. Tratto che viene spesso considerato come una via ferrata dagli alpinisti.”


Per chi non è informato su quanto si è verificato finora su questa via “normale” francese al Monte Bianco, ricordo queste cifre impressionanti tratte dal mio Dossier “Lo scandalo de canalone del Gouter” dell’agosto 2015:

-tra 1l 1990 e il 2011, sono stati registrati 291 alpinisti soccorsi in 254 incidenti che hanno causato 74 morti e 180 feriti: 12 all’anno in media, di cui 4 morti e 9 feriti.

Non ho trovato statistiche aggiornate precedenti il 1990 e, soprattutto, successive al 2011, ma comunque è facile pensare che, in 27 anni, dal 1990 ad oggi, si siano verificati almeno un centinaio di morti e oltre 200 feriti. Non esiste nessun’altra montagna al mondo che raggiunga questo drammatico record.

E, di fronte a queste spaventose cifre, che fanno le autorità francesi?. Non riesco proprio a capire come Prefetti, Sindaci, Presidenti, Direttori, ecc possano essere così incoscienti e inconsistenti nelle loro “riflessioni”. Si blatera tanto , in questi tempi, sul “principio di precauzione” : sono queste le interpretazioni che queste autorità francesi danno di questo sacrosanto principio?

Ancora una volta, l’ineffabile sindaco di Saint- Gervais, Jean Peillex, si è distinto dichiarandosi “indignato” e ha affermato – come fa ogni anno- che “qualcuno deve dire basta a queste assurdità”, ma quest’anno ha preso una formidabile iniziativa ,strombazzata da tutti i media: ha emesso una ’”ordinanza ”in cui fissa le regole per salire lungo la “Voie royale”, la via normale al Bianco nel territorio di Saint-Gervais, disponendo che, sia i burocrati comunali , sia la gendarmeria e la polizia municipale , oltre al comandante del Centro di Soccorso, sono tenuti a rispettare, ricordando che –testuale- “le Mont Blanc ne se gravi pas comme une montagne à vache”: bellissimo!
E cosa prevede questa “risolutiva” (secondo lui) ordinanza? ; udite, udite:
“Che ogni aspirante alla vetta del Bianco debba avere con sé, berretto, occhiali da sole, maschera da sci (Sic!) e crema solare, vestiti caldi più goretex, pantaloni da montagna e sovrapantaloni, scarpe da alpinismo, ramponi, imbragatura con il kit per uscire dai crepacci, corda, piccozza, Gps o bussola più altimetro”.

A seguito di questa incredibile “ordinanza” non era possibile bandire l’ironia e difatti, pochi giorni dopo, Kilian Jornet Burgada, campione spagnolo di ultratrail e di scialpinismo, si è fatto fotografare nudo sulla cima del Bianco per protestare contro queste folli imposizioni , e sul suo tweet ha posto questa domanda: “Se si sale dal versante italiano quindi è legale?…”.

Lo sfottò da parte di Burgada è stato forse troppo teatrale, ma molti alpinisti, ed io tra questi, non accettano di essere considerati dal sindaco Peillex una mandria (les vaches appunto) di incoscienti sprovveduti.
Conosco, per averle percorse, 9 vie di salita e/o discesa per il Monte Bianco, e due volte sono sceso dal Goûter che è la via più veloce in caso di maltempo o per altri impedimenti, e in entrambe le volte ho assistito ad incidenti uno dei quali mortale. Per questo da anni continuo a denunciare questo scandalo, ed ho scritto il Dossier che ho diffuso in Italia ed in Francia inviandolo a Club Alpini, Associazioni, Riviste, Siti e soprattutto alle autorità francesi. Il riscontro è stato nullo da parte francese e incoraggiante da parte italiana.

Non riesco proprio a capire come Prefetti, Sindaci, Presidenti, Direttori, guide, ecc possano essere così incoscienti e inconsistenti nelle loro “riflessioni”. Si blatera tanto sul “principio di precauzione”: sono queste le interpretazioni che le autorità francesi competenti (?) danno di questo sacrosanto principio?

.Giunti a questo punto, dopo le inconcludenti “riflessioni” e la sgangherata “ordinanza” di cui sopra, mi permetto di riprendere seriamente in esame le conclusioni di questo mio dossier. A distanza di due anni, nulla è stato fatto: non sono state minimamente prese in considerazione le diverse ipotesi di soluzioni prospettate, che non erano esaustive ma volevano essere solo un incentivo a cercarne e proporne altre, eventualmente lanciando un bando a livello internazionale . Qui non si tratta di soldi ma di volontà politica e di idee:

“…obiettivo primario – scrivevo nel 2015 – nella decisione di risolvere, una volta per tutte, questo annoso problema, che si trascina da due secoli, non è il costo della soluzione che sarà adottata ma la salvaguardia della vita umana: è questo l’imperativo categorico cui tutto deve essere subordinato: salvare una sola vita giustifica qualunque spesa…”.

Inoltre non è stato fatto nulla di quanto nel “Piano operativo”avevo proposto per cominciare ad attuare qualche intervento, ma il Presidente delle guide ed il Direttore dell’ENSA, intanto “…cercheranno di capire se varrà la pena o meno di togliere un po’ di cavi fissi che aiutano la salita al Goûter dopo essere arrivati con il trenino al Nido dell’Aquila e poi alleggerire anche i cavi sulla cresta del Goûter al Monte Bianco…”vE non è una barzelletta.

(Luciano Ratto)

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Ultima modifica: da Flavio Melindo.

Continua il massacro sulla normale al M. Bianco 12/11/2017 22:21 #1506

Ciò che mi risulta incomprensibile è che si sia rinnovato e ampliato il Refuge du Gouter, con costi, immagino elevati, vista l’alta quota, e non sia stato preso in considerazione il problema del Couloir du Gouter.

Capisco le difficoltà progettuali (mentre sui costi non ci sarebbero scuse) ma nel 2017 non riesco a credere che non si possa trovare una soluzione a questo problema. Non vi è etica che possa reggere alla nera statistica di questa via. In fondo si costruiscono ferrate di continuo, nuove funivie, e si ampliano i rifugi. Non mi scandalizzerebbe sapere che per evitare morti si costruisca un qualche artifizio ingegneristico. Dopotutto la vita umana dovrebbe essere un valore universale, condiviso da tutti. Qui poi si tratta di incidenti, spesso, dettati dalla fatalità. Certamente la stagione, l’orario, e il fattore climatico giocano un ruolo importante, ma le statistiche sottolineano una certa casualità degli avvenimenti. Come dire, una sorta di roulette russa. Non c’è alpinista preparato che sfugga al tiro del fato. Da li passano anche alpinisti di prim’ordine, che la utilizzano quale via di discesa, dopo che magari hanno salito i pilastri del Bianco. Così come ci passano fior di guide alpine. Insomma, il rischio c’è per tutti, è oggettivo, e non è simpatico.

Non sono certo un ingegnere, ma credo che una soluzione come quella che gli svizzeri adottano per i sentieri frananti (vedi quello dell’EuropaHutte, con tratti dentro ad un tunnel) il cui tracciato viene fatto passare dentro a delle strette gallerie (una sorta di tubo metallico) oppure, un ponte tibetano che by-passi la zona, la si possa realizzare … è solo una questione di volontà politica, credo.

Raffaele

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Continua il massacro sulla normale al M. Bianco 13/11/2017 09:02 #1508

Molto più semplice e meno costoso attrezzare il lato destro orografico del canalone... Si possono leggere tutte le possibili soluzioni nel dossier di Ratto presentato a suo tempo su Mountcity ( www.mountcity.it/wp-content/uploads/2015...ALONE-DEL-GOUTER.pdf ).

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Continua il massacro sulla normale al M. Bianco 13/11/2017 21:13 #1510

A suo tempo, avevo già letto - e condiviso diversi punti - il Dossier di Luciano Ratto. Certo la soluzione della via attrezzata sarebbe la più semplice. Comunque sia, l'importante è che qualcosa la si realizzi, perché non è bello leggere ogni anno il bollettino delle vittime.

Vero è che l’alpinismo ha intrinseco il rischio, e che tutti dovrebbero esserne consapevoli. È altresì vero che di salire sul Monte Bianco “non ce lo ordina il dottore” come si suol dire, però è altrettanto vero che si tratta della montagna più alta delle Alpi e dunque la più ambita. Quindi è comprensibile l’affollamento. Il Bianco resta un po’ un simbolo.

Anche le altre vie normali non sono prive di pericoli oggettivi. La normale italiana sarebbe quella relativamente più sicura, ma con i cambiamenti climatici sta diventando rischiosa quanto le altre. Fatta eccezione del famigerato canale del Gouter, la normale in questione sarebbe la più sicura. Dunque è auspicabile un intervento volto alla risoluzione del problema, che poi, a ben vedere è paradossalmente “piccolo”, quanto lo stesso tratto.

Quello che mi ha lasciato perplesso è l’incongruenza di aver rifatto un rifugio d’alta quota e non aver fatto assolutamente nulla per il pericoloso accesso.

Raffaele

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