Rischiare è un diritto?

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04/09/2011 12:52 - 04/09/2011 12:54 #992 da Flavio Melindo
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Con questo titolo provocatorio il numero di settembre della rivista "Lo Scarpone" pubblica uno scritto di Alessandro Gogna sulla libertà dell'alpinismo.

Premesso che preparazione e prudenza sono una componente essenziale per chi frequenta la montagna, Gogna mette in evidenza come la società moderna, ossessionata dalla ricerca della sicurezza ad ogni costo, dimentica che il confronto con le forze naturali non è mai privo di rischi e tende ad imporre limitazioni pesanti e a volte assurde alla libertà d'azione nel campo dell'alpinismo (e non solo...).
Questa tendenza si manifesta a tutti i livelli, dal parlamento fino al piccolo comune, con motivazioni che a volte sono semplicemente quelle di togliersi possibili fastidi. Gogna cita due esempi: la legge regionale del Piemonte del 2009 (con sanzioni fortunatamente sospese) che impone a chiunque si muova fuori dalle aree sciistiche controllate di essere dotato di ARTVA, pala e sonda, indipendentemente dalla pendenza del terreno (e, aggiugo io, della capacità di saper usare questi attrezzi), e la legge della provincia di Trento 7/2002 che dichiara assoggettabili a controllo e manutenzione gli “itinerari che possono richiedere una progressione in arrampicata, segnalati anche soltanto da tracce di passaggio”.
Contro questa tentazione di “sovietizzazione” dell'alpinismo e a difesa della libertà d'azione le associazioni alpinistiche francesi hanno proposto la creazione di un osservatorio internazionale per una pronta reazione a potenziali limitazioni.
Per conoscere il pensiero degli alpinisti italiani, Gogna propone un questionario da compilare e da restituire a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., o inviandolo per posta a Alessandro Gogna, via Morimondo 26, 20143 Milano. Il questionario, presente sullo “Scarpone”, si può scaricare anche da qui .

Mi sembra una buona iniziativa: credo che tutti dovremmo prendervi parte.

Cosa ne pensano in proposito i soci del Club 4000?
Last edit: 04/09/2011 12:54 by Flavio Melindo.

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22/09/2011 10:34 #1010 da Carlo Ravetti
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L'argomento proposto da Gogna sullo Scarpone e giustamente riportato da Flavio su questo Forum è di certo uno stimolo provocatorio: personalmente non condivido l'atteggiamento di fondo di Gogna, espressione di una mentalità anarcoide e vittimista diffusa nel mondo alpinistico e non solo, ma credo che valga la pena tentare di dare un contributo alla discussione.
Mi chiedo perchè ci si debba indignare all'idea di dover rispettare qualche elementare regola di sicurezza ( vedi ARTVA, pala, sonda per lo sci-alpinismo). Allora perchè non contestare anche l'obbligo a mettersi le cinture di sicurezza in auto! Perchè ci deve tanto infastidire se qualcuno si preoccupa della verfica e della manutenzione di sentieri o percorsi attrezzati nel Trentino?.
Io penso che la società e le istituzioni abbiano il diritto ed il dovere di occuparsi della sicurezza della gente, anche imponendo regole e divieti quando il rischio appare eccessivo.
Per fare un esempio concreto non vedrei nulla di scandaloso se , in certe ore od in certi giorni, venisse vietato il passaggio del Gran Couloir del Gouter sulla via normale al Bianco ( dove per altro progettano di costruire un tunnel!!)
Non mi pare proprio che sia questo il problema: sulle nostre Alpi esistono infinite possibilità per l'escursionista, l'arrampicatore,l'alpinista di aggirarsi dove meglio crede, prendendo i rischi che vule, senza incontrare limitazioni di alcun tipo. A patto di non lamentarsi poi se il sentiero non è ben segnato, il rifugio non è abbastanza confortevole,gli spit e le catene non sono dove li vorremmo.... o l'elicottero del soccorso non arriva prontamente.
Se vogliamo affrontare il delicato problema della libertà, credo che sia ben più importante riflettere sul tema della libertà interiore di chi va in montagna, piuttosto che dei pochi vincoli esterni alle nostre attività.
Intendo dire che quando andiamo in montagna dovremmo provare a liberarci dai condizionamenti che la nostra società ci impone tutti i giorni: le mode, le apparenze,i falsi miti,la competizione con gli altri, l'inseguimento di record o primati, l'aggressività con le persone e l'ambiente.
Se la montagna, in particolare l'alta montagna, perde la sua peculiare caratteristica di esperienza interiore, fisica, psichica ed emotiva, vissuta in primo luogo per proprio arricchimento personale, allora finisce per essere uno sport qualsiasi, anzi anche peggiore per l'assenza di regole chiare e l'elevato livello di rischio.
Purtroppo Internet, al di là dei suoi innegabili pregi, ha scatenato una sorta di gara a divulgare continuamente imprese più o meno memorabili, per far sapere a mezzo mondo chi ha fatto la tal salita, quanto tempo ha impiegato, quali grandi difficoltà ha superato. Io per primo non esito a riportare le mie brave relazioni su Gulliver, magari adesso lo farò anche su questo ottimo sito del Club 4000.Lo faccio veramente per fornire informazioni sulla montagna o piuttosto su me stesso?
Collezionare i 4000 è una soddisfazione personale o lo facciamo perchè è diventata una moda?
Conta aver messo la crocetta su una certa vetta o conta come l'ho scalata, con chi ho condiviso la salita, quale esperienza ho vissuto, con quali ricordi ritorno a casa?
Sono convinto che l'alta montagan sia luogo privilegiato per vivere esperienze ed emozioni profonde, forse anche spirituali, preziosa opportunità per sperimentare davvero la nostra libertà interiore.
E' questa libertà che dovremmo preoccuparci di difendere.

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