UNTERAAR: sulle tracce di Agassiz

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26/09/2012 12:24 - 26/09/2012 12:36 #1215 da Franz Rota Nodari
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Un report un po' diverso dal solito.
Un mix tra scienza, goliardia, alpinismo...

Buona lettura.

PS: da rilevare le condizioni più che buone in zona (prima delle attuali nevicate): il Lauteraarhorn sembrava assolutamente salibile senza problemi.




UNTERAAR GLETSCHER, Oberland Bernese
Grimsel see ---> Aar biwak


L’Ober e l’Unter Aar gletscher. In rosso il probabile livello del ghiacciaio nel 1800. Sullo sfonfo il Finsteraarhorn, 4278m e il Lauteraarhorn, 4048m. Foto tratta da Wikimedia

La glaciologia, come la intendiamo oggi, pone le proprie basi nelle idee di un luminare del 1800, Jean Louis Rodolphe Agassiz (1807-1863) . Questi fu uno dei primi a teorizzare l’estensione dei ghiacci nel passato oltre i limiti spaziali dell’epoca: a parlare quindi di ere glaciali. Nel 1840 costruì una capanna sul ghiacciaio inferiore dell’Aar (Unteraar gletscher) ove risiedette per un certo periodo in modo da poter studiare la morfologia glaciale e dar luce al prezioso volume giunto a noi: "Etudes sur les glaciers" ("Studio sui ghiacciai").


La mappa di Agassiz del 1842 è stupenda:

«Carte du Glacier inférieur de l'Aar, levée en 1842, d'après les directions de m.Agassiz par Jean Wild, Ingénieur»
Impressionante è il raffronto con la foto aerea del 2012 (fonte GoogleEarth) con il contorno sulla mappa (mia personale elaborazione).


Ecco anche qualche altra mia elaborazione da satellite.
Due immagini da satellite (Landsat Thematic Mapper NASA) del 1984 e del 2010.
Non va guardato l'arretramento della parte "blu" (ghiaccio) che viene progressivamente ricoperta da roccia, ma l'arretramento della fronte (coperta da detrito).

E lo zoom sulla fronte con relativo contorno del 1984 vs 2010.



Corre quest’anno il ventennale della nascita del Servizio Glaciologico Lombardo. In alcuni si fa strada l’idea di fare una spedizione oltre i confini regionali con scopi glaciologici. Colgo immediatamente l’idea di Valerio, che ripone le sue attenzioni sugli studi di Agassiz, perchè ha un sapore molto romantico. Sulle sue tracce si vorrebbe percorrere questo ghiacciaio e in qualche modo rievocarne gli studi, magari in futuro con un accampamento stanziale o con un film.
È un ghiacciaio che non mi è nuovo. Nel 2007, con la salita del Lauteraarhorn avevo avuto modo di percorrerlo: era stato un viaggio eterno e snervante, ma il solo pernottamento all’Aarbiwak ne giustificava un ritorno: si tratta per me di uno dei luoghi più belli e remoti delle Alpi.
Il percorso al bivacco è lungo ben 16 km (solo di andata, col ritorno: una maratona!!!)! Ma ogni angolo ha un fascino particolare…

Eccolo (da GoogleEarth):


Eccoci quindi in questo weekend di fine estate io, Warta, Valerio, Paglia e Livio alla volta del Grimselpass. La giornata comincia grigia e piovosa, ma il tempo di prepararsi a partire dall’auto e il cielo comincia ad aprirsi, come da previsione, lasciando sopraggiungere un bel sole. Il lago del Grimsel è lunghissimo, ma il percorso che lo costeggia è magnifico. Dopo un paio d’ore giungiamo al punto dove pare, secondo le antiche mappe di Agassiz, arrivasse il ghiacciaio nel 1840. Ora c’è la parte finale del lago. A destra la celebre parete de L’Eldorado, ove corre la famosa via Motorhead.
Eccoci ove il torrente Aar entra nel lago. La fronte del ghiacciaio è ancora lontana. Continuiamo sul comodo sentiero. Il tempo intanto peggiora sensibilmente e quando mettiamo piede sul ghiacciaio, che qui è completamente ricoperto da detrito, comincia a piovere. Superiamo il bivio per il Lauteraarhutte, posto 200 metri più in alto a causa dell’abbassamento del ghiacciaio. Al bivio tra Lauteraargletscher e Finsteraargletscher giriamo a sinistra per quest’ultimo e veniamo colti da una fitta nebbia: dei pali di legno sul ghiacciaio ci aiutano però a trovare la direzione. Quando entriamo nello Strahlegg gletscher manca ormai poco allo splendido Aar biwak. Acqua corrente, le crocs con marchio svizzero come ciabatte, piumini d’oca, fornello, ecc. E’ presente il gestore per la chiusura della stagione. Dopo aver goduto delle ultime luci sulle vette, ci dedichiamo alla luculliana cena: raviolini, melanzane alla parmigiana, due bottiglie di vino, salame, formaggi,…grappa. Insomma, non ci siam fatti mancare nulla. Sotto i caldi piumoni passeremo un’ottima notte. L’indomani ci svegliamo con una splendida giornata. Ridiscendiamo lo Strahlegg gletscher e il Finsteraar gletscher. Giunti allo Abschwung (la confluenza tra le due lingue principali) scavalchiamo la possente morena mediana mettendo piede sul Lauteraar gletscher alla ricerca di punti fotografici coerenti con le incisioni storiche di Agassiz. Ci rendiamo tuttavia conto che è difficile ritrovare un punto che si trovava sì in questo luogo, ma 100-200 metri più in alto: eh sì, il ghiacciaio ha subito questa sorprendente riduzione di spessore; ciò è evidente dai “segni” lasciati sulle rocce a lato della valle. Percorrendo la morena mediana alla ricerca dei macigni che costituivano l'Hôtel de Neuchâtelois (il bivacco di sassi dove alloggiava) la nostra fantasia torna a quelle gelide notti in cui lo scienziato e i suoi colleghi discorrevano di glaciologia davanti ad un fuoco. Con questi pensieri allestiamo un pic-nic di tutto rispetto con lo sfondo del Finsteraarhorn. Una sosta alla foce dell’Aar nel lago sulla sabbia (till glaciale) e non ci resta che tornare alla macchina, dopo aver rilevato con il GPS, metodi moderni di rilievo ;-), la fronte e alcune particolarità morfologiche.
Insomma, la montagna non è solo vie alpinistiche e 4000. La montagna è anche un libro aperto in merito alle variazioni climatiche e alle modificazioni ambientali di secoli e millenni che ci hanno preceduto. Un libro interessante e pregno di emozionanti conoscenze che arricchiscono chi ha la fortuna di non passare oltre senza porci attenzione. Bisogna anche aver la fortuna di avere soci validi e appassionati. Con quelli di questo weekend c'è stata la giusta intesa per tornare a casa con un bagaglio in più! Grazie![/color][/size]


Le foto

La valle dell’Unter Aar con il livello del ghiacciaio nel 1800

Sul Grimsel see

Sentiero di cengia

Voltandosi, il cielo comincia a pulirsi

Ed ecco la fronte con il livello del 1800. Sopra visibile il Lauteraarhornhutte.

Luci e ombre sulla fronte dell’Unteraar

In effetti le bandierine tibetane ci ricordano che siam in un paesaggio più simile all’Hymalaya o al Baltoro

Si studiano le mappe

Questo lago nel 2006 non c’era

Comincia a piovere, ahinoi

Il lago si allontana

Troviamo un “tesoro”. Porcellane. Probabilmente perso da un elicottero…

Verso il bivio del Finsteraar gletscher

Metodo di segnalazione usati dall’800 al 2000…

Sul Finsteraar gletscher

Segnali di legno per non perdere la traccia

L’Oberaarhorn. E dei particolari coni di ghiaccio

Un posto magico

Si cucina

Pronta!

In tavola.

Caio, il cane del gestore, dorme con noi

Colazione

Aarbiwak e Lauteraarhorn

Studerhorn e Finsteraarhorn

La magnifica Nord del Finsteraarhorn
Una via impegnativa la percorre: www.rocksports.de/forum/showthread.php?tid=498

Lo Studerhorn. La sua bella nord è interessante… Meriterebbe un ritorno…
picasaweb.google.com/1041121047647303776...ZmdI9owztLL8ZSqc0cA#

Lo Strahlegg gletscher

“Impronta” nel ghiaccio: Yeti o Agassiz ;-)?

Rigelo artistico

Mastodontico

Inghiottitoio

Il Lauteraar gletscher e il confronto storico. Qui sorgeva l'Hôtel de Neuchâtelois (il bivacco di sassi dove alloggiò Agassiz)

Il Finsteraar gletscher in 2 secoli di arretramento

Verso il Lauteraarhorn

Il rifugio di Hugi e di Agassiz erano sì sulla morena mediana, ma 100/200m più in alto.


Magnifico Lauteraarhorn e anticima dello Schreckhorn.

Pic nic con panorama sublime

Operatori nostalgici

Lo scalino a valle

Una volta il ghiacciaio era lì

Sulla foce dell’Aar

Frutti di stagione

Di ritorno

Colori d’autunno verso l’Ospizio del Grimsel

Il tunnel
Last edit: 26/09/2012 12:36 by Franz Rota Nodari.

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27/09/2012 16:41 #1216 da Pierpaolo Finotto
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Complimenti per il report, interessante anche dal punto di vista storico.
Sulle condizioni del Lauteraarhorn confermo che era certamente salibile. Per un alpinista mediocre come me era salibile senza grossi problemi, ma solo con tanto impegno e tante ore a disposizione. Per un buon alpinista come te sarebbe stato probabilmente salibile ancor più agevolmente.
Tuttavia, ribadisco che nel fine settimana del 15-16 settembre nel canale c'era molta neve fresca e le condizioni erano assolutamente mutate rispetto a quelle trovate la settimana precedente da Cividini. Basta vedere le sue ottime foto (specie quella con segnati in verde e in rosso gli itinerari di salita e discesa e quella fatta dal colle, col compagno ancora impegnato nel tratto finale del canale) per accorgersi di come la montagna non avesse spolverate di neve e il canale fosse praticamente secco. Posso invece garantire che il 15 settembre non c'è stato un solo metro nel canale dove non si sprofondasse nella neve fresca o crostosa di almeno una spanna. Anche nella tua bellissima foto di apertura mi pare di trovare la conferma che il famoso canale pareva ancora lo scorso weekend piuttosto "bianco".
Quindi, se non altro per cautela, non mi sentirei di dire a chi ci legge che il Lauteraarhorn era "assolutamente salibile senza problemi". Era certamente salibile, ma con più impegno ed attenzione di quanti non ne siano già richiesti in condizioni ottimali.

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27/09/2012 17:11 - 27/09/2012 17:11 #1217 da Franz Rota Nodari
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Pierpaolo Finotto ha scritto: Complimenti per il report, interessante anche dal punto di vista storico.
Sulle condizioni del Lauteraarhorn confermo che era certamente salibile. Per un alpinista mediocre come me era salibile senza grossi problemi, ma solo con tanto impegno e tante ore a disposizione. Per un buon alpinista come te sarebbe stato probabilmente salibile ancor più agevolmente.
Tuttavia, ribadisco che nel fine settimana del 15-16 settembre nel canale c'era molta neve fresca e le condizioni erano assolutamente mutate rispetto a quelle trovate la settimana precedente da Cividini. Basta vedere le sue ottime foto (specie quella con segnati in verde e in rosso gli itinerari di salita e discesa e quella fatta dal colle, col compagno ancora impegnato nel tratto finale del canale) per accorgersi di come la montagna non avesse spolverate di neve e il canale fosse praticamente secco. Posso invece garantire che il 15 settembre non c'è stato un solo metro nel canale dove non si sprofondasse nella neve fresca o crostosa di almeno una spanna. Anche nella tua bellissima foto di apertura mi pare di trovare la conferma che il famoso canale pareva ancora lo scorso weekend piuttosto "bianco".
Quindi, se non altro per cautela, non mi sentirei di dire a chi ci legge che il Lauteraarhorn era "assolutamente salibile senza problemi". Era certamente salibile, ma con più impegno ed attenzione di quanti non ne siano già richiesti in condizioni ottimali.

Caro Pierpaolo
lungi da me ritenermi un buon alpinista.
Già la parola alpinista mi impressiona. Al massimo normale (e soprattutto cocciuto ;-)).
E ASSOLUTAMENTE lungi da me dare informazioni false e tendenziose ;-)
Ho scritto SEMBRAVA assolutamente salibile senza problemi.
Come ben saprai amo le gite autunnali e fuori stagione e i "problemi" non sono un po' di neve nuova o un po' fonda. I problemi potrebbero essere la cresta completamente incrostata, cosa che non era.
Inoltre, non parlo per mia personale esperienza, ma per le considerazioni fatta col rifugista, casualmente presente domenica, che inizialmente incontrato al Grimsel parlava di salita pericolosa in questo periodo causa il canale secco e il pericolo di caduta rocce. Parlando con lui la mattina dal bivacco, guardando la vetta in quella magnifica mattinata, convenimmo assieme che era in condizioni migliori di quelle che ci aspettassimo. Io me lo aspettavo più innevato. Lui si è ricreduto sulle condizioni di pericolo dovuto a rocce mobili.
In ogni caso il weekend del 15-16 ero al Monch, come hai potuto vedere, e non credevo, se non con la tua postuma testimonianza, potesse esserci così grande differenza tra i due versanti.
Favorisco foto di allora...


Ciò mi ha portato ad esprimermi in siffatta maniera. Sapendo poi inoltre che basta una settimana, col caldo che attualmente fa ancora, per sistemare il manto nevoso (vedi mia salita sulla parete sud del Roseg l'anno scorso a novembre).
Comunque grazie della precisazione.
E buone salite! Sperando che la stagione non sia ancora terminata!
Last edit: 27/09/2012 17:11 by Franz Rota Nodari.

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