Dirrühorn, 14 giugno 2009

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17/07/2009 17:05 #496 da Pier Luigi Salza
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DIRRÜHORN, la cornice

13-14/6/09

Il Dirrühorn è l'ultimo "4000" della Nadelgrat, il più basso, il meno conosciuto e il meno frequentato, forse anche il meno bello, roccioso e scuro anziché glaciale e scintillante come i compari. E' anche il "4000" della citata cresta, propriamente detta, che mi manca. Attualmente, dal versante della Bordierhütte si salirebbe almeno in buona parte in sci, lungo l'itinerario dell'assai più noto Nadelhorn. Da questo versante la salita al Dirrühorn comporta 1250 m per il rifugio e poi altri 1200 m, compresi circa 350 m del tratto alpinistico da percorrere anche in discesa. Il custode della Bordierhütte dice che, grazie alla grande quantità di neve in quota, il canale dell'Hohbärgjoch (secondo certe fonti invece sarebbe il Dirrüjoch, insomma la via normale), altrimenti pericoloso per le scariche di sassi, dovrebbe presentarsi proprio ora nelle migliori condizioni, anche se non ha conferme di avvenuti passaggi. C'è poi la cresta Sud, di poco più di 100 m di dislivello ma piuttosto lunga, che dovrebbe essere facile (le relazioni citano un passaggio di II). La discesa si svolgerebbe dalla stessa parte, ed occorrerà intraprenderla il prima possibile data l'esposizione ad ENE del suddetto canale. Il tempo dovrebbe essere bello?

Per farla breve, intanto è andata.

Per farla grande, è andata come segue:

1) all'inizio, è successo quasi come a Hermann Bhul di ritorno dal Pizzo Badile, fatto il dovuto aggiornamento dei mezzi di locomozione e scambiando il ritorno con l'andata: partiti con gran buona volontà da Torino alle 4, Paolo ed io usciamo volontariamente di strada dalle parti di Omegna, entrambi mezzo addormentati, per schiacciare un sacrosanto pisolino? sciupà (scoppiati) già prima di iniziare; risvegliatomi ad un certo punto, non so dire come e con quali rischi abbia poi condotto, a forza di volontà, l'auto fino a destinazione;

2) nel corso della salita alla vetta, è andata un po' come a Kurt Diemberger alla meringa del Gran Zebrù, fatte le debite proporzioni, in tutti i sensi? insomma, si doveva passare a tutti i costi;

3) alla fine, è andata che siamo tornati, quindi già questo è un gran risultato, con 14 ore sul groppone.

Per farla lunga?

1° giorno. Dopo avere sbagliato strada, e quindi località, ostinandomi a non voler usare il navigatore, una volta giunti davvero a destinazione (Gasen Ried), ci incamminiamo lungo il bucolico sentiero dal fondo vellutato dagli aghi di pino, salendo per 1,5 h in un bel bosco di conifere con gli sci a spalle. Poi, passato il torrente e scavalcata la morena: buta e gava (metti e togli gli sci), quindi buta e gava, poi buta e ancora gava, per arrampicarsi finalmente alla Bordierhütte. Tutto questo dinanzi ad una spettacolare cascata di seracchi che sembra ostruire completamente il vallone e dietro cui si staglia la Nadelgrat con in primo piano la scura piramide del "nostro" Dirrühorn.

2° giorno. Partiamo alle 3,30 dalla capanna, filiamo come razzi in testa a tutti (per una volta!), poi "soli verso l'ignoto" ad attraversare il vasto plateau superiore del Riedgletscher (quest'oggi nessun'altro lo percorrerà), sicché arriviamo in un tempo (per noi) record alla base del canale dove lasciamo gli sci. Nel frattempo un'apoteosi di colori si è accesa sulle immacolate pareti della Nadelgrat? escluso il Dirrühorn, arcigno e incazzoso già di nome, completamente scuro e roccioso di fatto, la vera pecora nera del quartetto, appena scalfito dai due canali che incidono il suo versante Est e che delimitano rispettivamente gli attacchi delle creste Sud e Nord. Il nostro (di canale), quello che dà accesso alla più facile cresta Sud, si trasforma nei due terzi superiori da ampio lenzuolo in una sorta di goulotte sinuosa, in alto larga non più di due metri, ma ben colma di neve. L'ambiente quassù appare ancora invernale, anzi fin troppo, tanto che una bella cornice fa capolino beffarda a chiudere in alto il couloire.
Che fare? So che sulle rocce che fiancheggiano a nord il canale si trovano infissi fittoni di calata ogni 20/30 metri. Tanto vale tentare, dico, alla peggio c'è una via di fuga sicura. Salito il couloire (250 m, 40-45°, in alto 50°), individuiamo un bel fittone sulle ultime rocce a destra proprio sotto la cornice, alta qui un paio di metri. Perciò, contando sulla promessa di sicurezza offerta dalla visione del fittone, decidiamo di provare da quella parte. Ci vorrà ben più di un'ora per passare la cornice, con acrobazie da circo: piantare viti psicologiche nel muro poroso della cornice, strisciare sotto il suo viscido soffitto, raggiungere il fittone, ancorarsi, gradinare su ripida neve tipo granita che come la tocchi viene via, infine, infilata ancora una vite come nel burro, tagliare a piccozzate la cornice nel suo punto più basso e ribaltarsi senza fiato sul ripiano del colle, all'ora in cui... avremmo dovuto iniziare a scendere. Infatti sono le 9. Monta l'ansia. Non si può certo rinunciare alla vetta, che sulla carta disterebbe soltanto una mezz'ora? Siamo i primi della stagione, come s'è capito. La cresta Sud è di misto, con qualche divertente torrione roccioso (effettivamente vi si trovano diversi passaggi di II) e lunghi tratti, quasi pianeggianti ma stretti, ora ricoperti di neve, marcia su un lato e ghiacciata sull'altro, su cui occorre procedere in equilibrio sul colmo o su un fianco. Insomma, qui è tutta da "lavorare". Morale, un'ora ad andare e un'altra ora a tornare. Siamo di ritorno al colle alle 11, sfondata ormai ogni più prudente pianificazione. Discesa con 4 doppie su neve marcia e roccette, partendo da un provvidenziale fittone scovato in cresta poco sopra il colle. Poi, per essere più veloci e non passare il pomeriggio a districare corde bagnate che non vogliono scorrere, giù nel canale, benché, ahinoi!, sia l'ora più calda, previa verifica che la neve tenga ancora. Alle 13 siamo agli sci, con appena... tre ore di ritardo. Dopo un quarto d'ora, mentre finalmente tiriamo un po' il fiato, viene giù, silenzioso, un pezzo di cornice, smuove una slavinetta, altrettanto silenziosa, lenta e pesante, di gnocchi rotolanti che si sospingono e si compattano in un pigro fiume, che, circa a metà canale, si divide in due rami, i quali lenti scendono uno a destra e l'altro a sinistra. Entrambe le colate si fermano a una decina di metri da noi. E' ora di andare? Alle 13:50 inforchiamo gli assi (qui sì, i veri assi nella manica) e da 3650 m scendiamo a 2100 m, al limite della neve, in sole due ore, inclusi i lunghi traversi sui due plateau pianeggianti del ghiacciaio. Poi non è più storia, la croce sulle spalle e vai! Alle 17,30 siamo all'auto, io stravolto, Paolo fresco come una rosa (bah, !?), e alle 21,45 a casuccia.

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18/07/2009 18:30 #497 da Marco Tatto
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Condizioni di innevamento generalmente superiori alla media rispetto agli ultimi anni. Grazie per il tuo contributo a Forum. A presto con i reports delle tue prossime salite.

Marco

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21/07/2009 11:40 #501 da Franz Rota Nodari
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La valle della Bordierhutte è favolosa. E anche la gestione.
Per ambiente e rifugio vince completamente sull'itinerario dalla Mischabelhutte.

Bravi!

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