Dente del Gigante

Di più
18/08/2009 19:14 #519 da Marco Tatto
COM_KUNENA_MESSAGE_CREATED_NEW
Lunedì 17 agosto io e Valerio Leoni abbiamo salito il Dente del Gigante. Reduce dalla traversata delle Aiguille du Diable anche Roby Magnaguagno ha voluto accompagnarci fino alla "Salle a mangèr" dandoci delle utili indicazioni per la discesa dalla parete sud. Meteo splendido (sole, roccia asciutta e niente vento), poche cordate in parete (tutte ben distanziate) ed un grande Valerio che ha "tirato" sui camini più ripidi pur gravato da uno zaino pesante. Emozionante la discesa dalla Burgasser con tanto di pendoli nel vuoto alla ricerca delle soste di calata... La risalita alla gengiva è ormai tutta su sfasciumi, il ghiacciaio ha una serie di crepacci da attraversare con la necessaria cautela.

Marco

Si prega Accedi a partecipare alla conversazione.

Di più
19/08/2009 10:21 #520 da Valerio Leoni
COM_KUNENA_MESSAGE_REPLIED_NEW
Una splendida giornata.
Condizioni ottime, bella compagnia, grande montagna.
Aggiungerei forse una perfetta giornata da club 4000: tre alpinisti differenti per storia alpinistica, tre uomini con esperienze di vita diverse, tre clubbisti, tre collezionisti in contatto prima per via epistolare, poi per telefono decidono di fare una bella scalata assieme. Per conoscersi e magari pianificare il futuro.
Una giornata fantastica che mi ha permesso di conoscere due persone notevoli come Roby e Marco e portarmi a casa la mia 44sima cima.
Un grazie particolare a Roby che ha organizzato la spedizione. Le tue indicazioni sono state preziose per trovare le calate sulla sud e per toglierci dagli impicci una volta raggiunto il nevaio.

Aggiungo qui alcune osservazioni e riflessioni fatte durante la scalata e una sorta di relazione commentata.

La salita della gengiva era asciutta e senza neve. Risulta forse più impegnativa e sicuramente più pericolosa di come me la ricordassi due anni fa con tanta neve sopra. Noi abbiamo preferito legarci: un sasso che rotola, una distrazione e può succedere un guaio.

La salita del Dente del Gigante è una vera via in roccia, anche se facilitata dalla presenza delle corde fisse, di numerosi chiodi e ancoraggi. Va quindi interpretata come una vera via di alta montagna e richiede dimestichezza con la tecnica di arrampicata.

L1: dalla Salle a Manger si segue una corda fissa su un traversino forse un paio di metri sottostante al livello della partenza. Si sale un gradino, si aggira uno speroncino e si sale verticalmente su roccia abbastanza unta ma appigliata. Alla fine del tiro un passaggino acrobatico permette di raggiungere il terrazzino della sosta. Tiro esposto e non banale, roccia unta e piuttosto fredda. Ignorare il chiodone che si vede alla partenza. Seguire le corde e gli spit.

L2: dal terrazzino della sosta ci si sposta trasversalmente verso sinistra per poi salire un diedro-canale svaso piuttosto lungo e gradonato. Forse un chiodo in loco, si rinvia su spuntoni e lame. Utile uno/due friend medi per proteggersi. A metà si trova un caratteristico lamone staccato. Passarci una fettuccia per protezione e poi sfruttarlo per salire ai gradini soprastanti. Soluzione più comoda che proseguire al fondo del canale. Giunti alla fine del canale si può salire a destra nel diedro (impegnativo, faticoso e atletico: è quello che abbiamo fatto noi) per sbucare sul terazzo delle placche, altrimenti aggirare il saltino a sinistra per rocce più facili.
In tutto il tiro conviene rinviare abbastanza lunghi, magari usando anche fettucce o cordini in modo da favorire lo scorrimento della corda. Si sosta all'inizio dei cordoni delle placche.

L3: si sale la placca Burgener lungo il cordone e le fessure. Consiglio di rinviare sui chiodi presenti e sfruttare sia la corda sia i rilievi della roccia per rimontare la placca. Gli ultimi 5 metri prima della sosta sono leggermente bombati e più ripidi. Tiro tutto sommato semplice ma faticoso.

L4: dalla sosta si obliqua prima verso sinistra per raggiungere un terrazzino, poi si passa verso destra per arrivare ad un comodo terrazzino. Conviene rinviare sull'ancoraggio della corda fissa per evitare frizione della corda.

L5: dal terrazzino si obliqua decisamente a destra lungo uno splendido passaggio di lame staccate fino ad arrivare ad un bel terrazzino ai piedi dei camini terminali.

L6: saliti pochi metri si arriva alla base del camino, dove si trova un anellone. La corda nel camino è piuttosto lasca e la manovra di forza è difficoltosa ed esposta. Solo in questo tiro mi sono assicurato con un prusik direttamente al cordone. Negli altri ho preferito rinviare sui chiodi o gli ancoraggi. Per vincere il camino bisogna sollevarsi di 1-2 metri fino a che si trova una buona presa ed un gradinetto. Io mi sono creato una piccola maniglia sul canapone con un cordino che mi ha facilitato nel sollevarmi, poi in opposizione dentro il camino sono riuscito a radrizzarmi meglio e continuare. Tiro faticoso, il più difficile della via. Passato il punto critico si prosegue ancora in verticale fino ad una sosta su comodo terrazzo.

L7: tiro di connessione prima con corde fisse e poi senza per raggiungere la punta sella. Esposto, panoramico ma con ottime lame per proteggersi. Si supera il breve muro verticale, poi una nuova cengia e di nuovo un muretto, fino ad arrivare in cima alla Punta Sella (4009 m).

L8: si traversa la punta sella stando leggermente a sinistra per scomode cenge e poi si segue la cresta. A metà circa si trova uno spit con dei cordini consumati che facilitano la discesa di un piccolo saltino fino ad un terrazzino sottostante.
Attenzione: questo spit è il punto di riferimento per trovare al ritorno dalla punta grahm le calate sulla parete sud (via Burgasser).

L9: tiro finale su corde fisse di una quindicina di metri. Si sale tirando la corda e sfruttando i gradini e le prese fino alla madonnina della cima, nascosta in una sorta di intaglio.

Dalla cima si può usare le calate lungo la via di salita: sono belle, ben attrezzate, però in caso di traffico si rischia di ingarbugliarsi. Altrimenti si può scendere lungo la parete sud, ovvero la via Burgasser.
Dallo spit sopra il saltino, verso la punta Sella ci cerchi a sinistra un terrazzino con una sosta di due spit e maglia rapida, connessi da fettucce. Si fa la prima calata in verticale (circa 30 metri) fino ad un terrazzane inclinato. Si trova una sosta su due vecchi chiodi e poco sotto una sosta con spit e maglia rapida.
Si scende in verticale, nel vuoto per circa 40 metri. Per trovare la sosta successiva bisogna fare un pendolo per arrivare ad una specie di cengia. Scendendo si vede una larga cengia trasversale e una sorta di sosta con chiodi e uno spit. In realtà la vera sosta sarebbe nascosta più sotto. Una a destra in un diedro e una a sinistra sotto un tettuccio.
Dalla sosta intermedia una lunga calata di 60 metri porta direttamente sul nevaio.

La calata lungo la normale è più semplice: le soste di calata sono evidenti. Quella lungo la sud più diretta, ma non si vedono mai le soste successive finché non si scende.
Personalmente consiglierei di scendere dalla normale. L'arrivo sul nevaio è abbastanza scomodo: soprattutto con gli scarpini si rischia di fare uno scivolone pericoloso alla base della parete e ormai in salvo.

Alcune note:
1) consiglio di portarsi gli scarpini da arrampicata: la via risulterà meno faticosa e si sfrutta l'aderenza molto meglio. Ovviamente solo se la roccia è pulita, come l'abbiamo trovata noi.
2) Corde: forse la soluzione più comoda sarebbe quella di avere una corda intera da 60 metri con cui salire e una altra mezza corda di lunghezza analoga per fare le doppie, da portarsi però fino in cima. Arrampicare con due corde si rischia di ingarbugliarsi soprattutto con altre cordate attorno.
3) Portarsi fettucce e cordini per fare i prusik e per rinviare
4) Molti salendo per primi si assicurano con un prusik ai canaponi. Come ho scritto sopra personalmente ho adottato questa soluzione solo nei camini della L6. Il prusik mi sembrava che impacciasse i moveimenti. Ho preferito rinviare sui chiodi o gli ancoraggi della corda.
5) Come materiale portarsi un paio di friends medi e un paio di nuts medi.
6) Attenzione che l'uscita dalle calate sulla sud avviene sul nevaio: con gli scarpini può risultare molto pericoloso.

Si prega Accedi a partecipare alla conversazione.

Tempo creazione pagina: 0.146 secondi
Powered by Forum Kunena