DENT BLANCHE, 24 Agosto 2009

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07/09/2009 13:45 #554 da Pier Luigi Salza
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DENT BLANCHE, Sul far della sera

23-24-25/08/09


Sul far della sera, mentre disarrampichiamo la cresta sopra il rifugio, ultimo ostacolo prima di poter finalmente allentare la tensione, un unico pensiero mi pervade: "bene, se stavolta raggiungo il pancaccio del rifugio, mai più". Certo, lo si pensa e lo si dice, poi?

Tornato dalle vacanze al mare con la famiglia, insieme ad Ezio prepariamo scrupolosamente la salita leggendo tutta la documentazione disponibile e rivoltando Internet come un guanto. Ezio è ben allenato e in passato abbiamo già compiuto insieme gite impegnative in quota. Con noi salirà fino al rifugio anche sua moglie Paola. Pensiamo le cose in grande: individuata la finestra utile di bel tempo, predisponiamo ben tre giorni e mezzo per la "spedizione".

1° giorno. Il pomeriggio viaggiamo fino a Ferpecle, dove, nei pressi del parcheggio, allestiamo il "campo base" e vi passiamo la notte.

2° giorno. Lo dedichiamo alla salita al rifugio. Ambiente dirupato, grandioso e selvaggio, un unico alpeggio sospeso sul vallone scavato dal ghiacciaio, Bricola, che ospita un gregge di pecore, oltre il quale ogni forma di vita pare rarefarsi fino a scomparire: nessuna traccia di esseri viventi oltre agli umani, nemmeno più un cuscinetto di muschio, due fiorellini o una marmotta? la Dent Blanche che incombe con l'enorme naso roccioso del suo versante Nord. Poi man mano si profila la "nostra" cresta, appena dentellata e completamente asciutta nel suo tratto roccioso e poi lineare e orlata di neve fino in cima. Sembra facile e di roccia bella. Non una nube in cielo. Una ventata di ottimismo fa addirittura ipotizzare la possibilità di un rientro a valle domani in giornata, senza fermarci una seconda notte al rifugio come previsto?

Ma, c'è sempre un ma...

A contare bene le dentellature della cresta, i torrioni o gendarmi sono sette, mentre le relazioni, come un ritornello, ne citano sempre soltanto tre. L'unico su cui si è tutti d'accordo è il primo, il Gran Gendarme: "Aggirare il Gran Gendarme a sinistra e risalire un canale che riconduce in cresta". Poi il ritornello prosegue: "Aggirare la seconda torre a destra e la terza a sinistra; tornare in cresta per un muretto e un diedro. Proseguire lungo la cresta che diviene poi nevosa fino alla vetta". Come interpretare la numerazione dei gendarmi? Niente paura, abbiamo con noi la documentazione fotografica reperita in Internet e confidiamo nella energica custode della Cabane de la Dent Blanche, Ingrid, la quale saprà ben darci due dritte e dipanare i nostri dubbi. Niente affatto: dinanzi alle nostre precise domande, tipo "Questa è la seconda torre?", "La terza allora è quest'altra?", "E gli altri torrioni, allora, come si passano?" Ingrid scuote la testa, sembra non riconoscere bene i luoghi, farfuglia che la cresta è su, lontana, che, in ogni caso, a sinistra o a destra è lo stesso? e noi restiamo con i nostri dubbi. Ci consoliamo pensando che comunque la parte impegnativa è limitata al tratto tra la base del Gran Gendarme e l'inizio della cresta nevosa, tra i 4000 e i 4250 m, ovvero 250 metri, con qualche passo di III. Bon, finito lì, andiamo a dormire.

3° giorno. Partiamo alle 4,30. Non riesco a capacitarmi di come siamo già ultimi. Le altre lucine corrono lungo l'immaginario filo della cresta subito dietro al rifugio e ben presto scompaiono. Già alti su questo primo tratto di rocce, ci imbattiamo in un "passo del gatto" che si avvicina molto al III, al colmo di un'affilata e liscia placconata, con notevole esposizione, al buio, slegati. Non male come prima scarica di adrenalina, benché le relazioni recitino: "Dal rifugio si risale la cresta, prima per rocce facili poi per neve, sino a raggiungere l'ampia sella della Wandfluelucke (3703 m)". La relativa disinvoltura con cui superiamo il malpasso ci incoraggia ("chi ben comincia è già a metà dell'opera"). Il successivo alternarsi di creste di neve e creste di roccette (gava e buta e buta e gava? i ramponi, naturalmente) si accompagna al sorgere della prima luce. Sulle roccette è imperativo seguire i graffi dei ramponi e le orme delle suole nel terriccio. Persa la retta via, ci pensano l'infido brecciolino sulle placche e i detriti instabili pronti a partire al primo sguardo a farci avvedere dell'errore e ogni deviazione porta via tempo prezioso.
Giungiamo al Gran Gendarme che è chiaro da un pezzo, già in leggero ritardo. Qui l'itinerario non pone problemi e la salita fila via liscia. Peccato che Ezio non sia in gran forma e già dalla partenza accusi una certa stanchezza probabilmente dovuta ad un insieme di fattori: la quota, una notte pressoché insonne per il riacutizzarsi del suo disturbo reumatico alle mani, un calo improvviso e casuale di forma fisica. Dico "proviamo ad andare avanti finché ce la sentiamo, intanto teniamo d'occhio l'orologio e vediamo". Così, dopo qualche tiro di corda e un po' di conserva, iniziamo ad aggirare a destra il presunto secondo gendarme e arriviamo ad una prima forcella dove spicca un bel cordone da calata. Lo prendiamo come segnale di cambio versante: è ora di passare a sinistra. Errore: lisce placchette da tagliare orizzontalmente verso le torri finali ci impegneranno non poco. Lassù vediamo già in discesa i nostri lesti e tosti predecessori, incluso, buon ultimo, un solitario che mostra una settantina d'anni e che, superatici non più di due ore fa, è già di ritorno anche lui. Bah?. Certo non hanno potuto essere di grande aiuto nell'indicarci la via, né nel tirarci su il morale. Ormai fuori itinerario e procedendo a lume di naso, intuiamo che l'allegra combriccola si trovi nel "Diedro sovente verglassato" citato da tutte le relazioni. La combriccola prosegue la discesa tagliando poi verso una forcella della cresta molto più in alto di noi. Ciò significa che il fantomatico "terzo Gendarme" è comunque anche l'ultimo. Meglio saperlo tardi che mai. Superato il diedro, fine delle difficoltà. Sono le 11. Ezio è stazionario, sullo stanco andato, ma dalla cima ci separano solo più gli ultimi facili risalti e la cresta terminale, parzialmente nevosa. Come tempi siamo al limite. Fatti due conti, se alla fine avremo impiegato poco più di 7 h a salire, il tempo che resterà per scendere prima del buio sarà appena sufficiente. Rinunciare adesso sarebbe un peccato. Ezio, sapendo quanto io tenga alla vetta, generosamente non ne fa parola e stringe i denti. Passo dopo passo, di nuovo in ramponi, alle 11,55 tocchiamo la croce di vetta. Ezio si stende a riposare. Io scatto qualche foto. Per fortuna il tempo sembra tenere bene anche oggi, solo qualche sbuffo bianco si erge al di sopra delle cime più alte della "Corona Imperiale" che ci circonda. Per non dire del Cervino e della Dent d'Herens. Ad un tratto sentiamo delle voci. No, non quelle che pensate, sono tre che di gran lena vengono su dalla ben più difficile cresta dei "Quattro asini" e in pochi minuti escono in vetta. Complimenti. Urla di gioia. Su di noi credo si legga fondamentalmente preoccupazione. Alle 12,15 in piedi e dopo pochi minuti in cammino. Abbiamo ben presente il monito "la discesa a volte richiede più tempo che la salita". Non nascondo una certa ansia. Altro che rientrare a valle in giornata e andare a festeggiare con wurstel e birra? Per non dire di Paola che ci aspetta al rifugio per un'ora decente? "Meglio tardi che mai" è però il ritornello più calzante al momento. La cresta nevosa, poi le rocce facili e quindi la doppia nel diedro. Ci consultiamo su ipotesi di discesa più fantasiose, tipo scendere tutti i gendarmi in doppia, poi prevale il monito "Non lasciare la strada vecchia per la nuova". Procediamo lentamente. Ezio ogni tanto si accascia sopraffatto dalla nausea, in condizioni di stabilità e sicurezza precarie. Questa volta imbocchiamo la forcella giusta per l'aggiramento chiave e con due doppie e un ultimo tiro in traverso giungiamo alla forcella ai piedi del Gran Gendarme che sono le 16,45. Adesso mi appare tutto (un po') più facile. Con un po' di sollievo, ma ponendo continua attenzione, riusciamo a discendere lunghi tratti in conserva stretta. Anche il ponte sulla terminale della Wandfluelucke è crollato e ci costringe ad un lungo e guardingo aggiramento. Così solo alle 20,20 siamo al rifugio. Per una volta mi sento un leone. La fame supera la stanchezza. Benché fuori tempo massimo, il mite cuoco nepalese ci serve la cena e mentre Ezio si riprende lentamente dalla spossatezza ne approfitto per sbafarmi anche la sua razione.

4° giorno. Non è più storia. La Dent Blanche è fatta e il temporale che si scatena intorno alle 7 non ci preoccupa più. Quando spiove, tutto pare brillare nella luce radente del mattino e un grosso "pesce" staziona sulla Dent Blanche.

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08/09/2009 10:08 #555 da Franz Rota Nodari
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Bellissimo racconto!
Complimenti per la realizzazione.
La DB è una stupenda montagna!!!

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10/09/2009 11:55 #559 da Flavio Melindo
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Chi fosse interessato trova la descrizione dettagliata della via di salita nella rubrica "Relazioni" ( www.club4000.it/Relazioni/Dent%20Blanche.htm ).

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